Descrizione
La difesa di Nicola Comerci, fondatore de L’Ateneo, contro “calunnie e maldicenze” espresse nei confronti della sua impresa tipografica.
Mentre quasi ogni tipografia della Napoli ottocentesca stampava occasionalmente testi scolastici, nella consapevolezza che questo lavoro era una fonte sicura di guadagno, ben poche si specializzavano in questo tipo di pubblicazioni. Tra queste, la più importante era lo Stabilimento Letterario-Tipografico dell’Ateneo di Nicola Comerci che all’inizio degli anni ’30 dell’Ottocento proponeva un corso di istruzione pubblica con un programma completo di pubblicazioni, tra cui opere di autori stranieri, da utilizzare in tutte le scuole primarie e secondarie del Regno.
Nella seduta del Consiglio di Stato del 20 marzo 1832 su iniziativa di Leopoldo di Borbone Luogotenente generale per la Sicilia, viene stabilito «di esser l’Ateneo posto sotto la Reale e Benigna Sua protezione, come si pratica in tutte le nazioni incivilite, ove gl’Imperatori, i Re, i Principi Reali ed i Ministri si fanno pregio d’incoraggiare con tali Protettorati le belle imprese de’ privati, specialmente in fatto di scienza e letteratura: nel che immense sono le spese, grandi le cure, le perdite certe, lenti ed assai lievi, nella ipotesi più favorevole, i guadagni» […] «Di potere i Comuni deliberare per l’associazione alle opere dell’Ateneo, onde cominciarsi una volta a raccogliere una biblioteca comunale a pubblico uso e vantaggio, e ripararsi una volta alla dolorosa mancanza ne’ comuni dei libri di prima necessità».
Le autorità civili ed ecclesiastiche siciliane vengono così invitate non solo ad attivarsi per sostenere l’impresa editoriale, moltiplicandone le sottoscrizioni, ma addirittura a subentrare nella distribuzione e nella vendita nelle estese province isolane. «Si richiede, pertanto, il diretto coinvolgimento dei maestri delle scuole elementari, dei professori dei licei e dei collegi, delle comunità accademiche».
Dal progetto, ispirato se non dettato dallo stesso Comerci, emerge il problema della precarietà di una rete commerciale che, se in generale ritarda la circolazione dei libri in Italia, grava ancor più pesantemente su
tutta la filiera tipografica meridionale. Si andava delineando, nei fatti, un vero e proprio regime monopolistico per le pubblicazione dell’Ateneo. Ciò provocò una volenta campagna di stampa contro l’iniziativa del Comerci che trovò nell’alleanza tra le altre tipografie del regno e gli stessi librai, tutti preoccupati che i loro profitti fossero minacciati, i veri artefici. Nonostante il Comerci potesse contare sul sostegno riconoscente di singoli intellettuali e importanti istituzioni culturali, il suo progetto fallì miseramente.