Descrizione
«L’analisi lucida e impietosa dei difetti del capitalismo italiano. Una proposta rivoluzionaria e di grande atttualità. La miseria è una grave malattia infettiva poiché genera mendicità, alcolismo, prostituzione, delitto. Per abolirla occorre un complesso d’interventi che rientrano nello stato del benessere, tuttora oggetto di dibattito. Ernesto Rossi aveva scritto questo libro al confino, prima del Piano Beveridge, che discute in un’appendice. Ne accetta la filosofia, concorda con la proposta di un servizio sanitario nazionale, ma critica gli aiuti in danaro, fonti di sprechi e di parassitismo: propone invece di offrire beni e servizi attraverso una sorta di servizio civile. Propone poi una riforma rivoluzionaria della scuola, che dovrebbe rompere il monopolio della cultura tenuto dalle classi ricche: come conseguenza le forti differenze fra i redditi delle diverse categorie professionali tenderebbero a scomparire. È ostile ad un settore pubblico troppo esteso: “l’ideale non è una società fossilizzata nelle regolamentazioni burocratiche, è una società molto più dinamica dell’attuale, articolata in innumerevoli organismi autonomi e continuamente mutevoli”». [Paolo Sylos Labini].
Ernesto Rossi (Caserta 1897 – Roma 1967). Pubblicista e uomo politico. Volontario nella prima guerra mondiale, antifascista, dopo il delitto Matteotti pubblicò, con i fratelli Rosselli e G. Salvemini, il foglio clandestino Non mollare! Costretto all’espatrio in Francia, tornò in Italia dopo pochi mesi e si dedicò all’insegnamento, impegnandosi contemporaneamente nell’organizzazione del movimento politico Giustizia e Libertà. Arrestato (1930) e condannato dal tribunale speciale a venti anni di reclusione, ne scontò nove e fu poi confinato a Ventotene, dove con A. Spinelli elaborò le basi teoriche del movimento federalista europeo. Liberato dopo l’8 sett. 1943, fu nel direttivo del Partito d’Azione e partecipò alla Resistenza. Nel 1945 fu sottosegretario alla Ricostruzione (1945) e nel 1955 contribuì alla fondazione del Partito radicale. Nel corso della sua attività di pubblicista, collaborò tra l’altro con l’Unità di Salvemini, la Riforma sociale, il Corriere della sera, La Stampa e Il Mondo. Tra le sue opere: La riforma agraria (1945); Abolire la miseria (1946); Critica del capitalismo (1948); Settimo, non rubare (1951); Lo stato industriale (1952); I padroni del vapore (1954); Il malgoverno (1954); Il Sillabo (1957); Il manganello e l’aspersorio (1958).
Dello stesso autore: I padroni del vapore